Ustionati dai nostri desideri.
E ti ricordi che i nostri sogni sfondavano i soffitti?
“e se gli alberghi appena costruiti coprono i tramonti tu non preoccuparti,tu non preoccuparti”
Maratone sulle tue arterie, sulle diramazioni autostradali, sui lavori in corso solo per farti venire.
andiamo a farci un piercing, andiamo a farci sconfiggere volentieri, a distruggerci, andiamo in quel bar di nuovo, andiamo a prendere i migliori posti al concerto dove poi ci fischieranno le orecchie, andiamo via da questa città.
“Gli addetti alla fabbricazione del buon umore sono in cassa integrazione.”
Quei momenti che respiravamo forte come se stessimo correndo, come per commemorare i tuoi capelli lunghissimi.
“Per conformarsi ad un certo modello di dolore, per un malinteso senso del progresso, per un difetto di fabbricazione.”
“Che a forza di ferirci siamo diventati consanguinei.”
“chiamami anche sul tardi.
con questo tempo è meglio non tenersi troppo lontani,
in questi periodi neri spettacolari”
mi hai detto solo così solo con queste esplosioni possiamo creare quei soli
che si vedono di notte in nord Europa
ma non c’ho mai capito un cazzo dei tuoi discorsi
e per scaldarci non ci basteranno le nostre mani, con gli occhi azzurri sempre più chiari almeno alla fine c’erano dei bellissimi cieli autunnali
quando l’ultima volta ti ho chiamata, non ti sei neanche girata, eri così seria.
Eri già volata, eri nella stratosfera.
Era per amore o per un’emorragia interna.
Mi dicevi pensa quando sulla superficie terrestre resteranno soltanto dei sacchetti di plastica svolazzanti, dei libri fotografici.
se solo anche tu fossi stata di plastica o di un altro materiale stabile non degradabile.
guarda com’è lunga questa eclissi. chiamami anche sul tardi.
con questo tempo è meglio non tenersi troppo lontani,
in questi periodi neri spettacolari
c’eravamo abbastanza amati
poi siamo volati su dei campi di grano rettangolari
non pensarmi non pensarmi
mi dicevi mentre atterravi
tra i tuoi capelli dei fiori di camomilla
dei fiori diventavano rossi
i tuoi 23 anni i miei 26 anni
alla radio hanno detto che i nostri corpi hanno causato solo alcuni rallentamenti i tuoi 23 anni i miei 26 anni
e ti ricordi che nostri sogni sfioravano i soffitti
e le trasformazioni le nostre new york interiori
e i mazzi di fiori ai bordi delle strade provinciali
e poi le ali le ali le ali che ti escono dalla schiena
e le polveri sottili dei nostri cuori neri
e ti ricordi che i nostri cieli arrivavano ai soffitti
nelle vetrine deserte dei tuoi occhi
qualche scontro di lamiere e di astri
e succursali di paradisi terrestri
e andremo a prendere freddo da qualche parte
tra i treni merce per i diluvi universali dei tuoi pianti
era per l’alta marea dei nostri sguardi
per i cd dipinti con i pennarelli scarichi
e altri cieli coperti dai copertoni bruciati
e dai tuoi sbattimenti
dai nostri martedì magri dai tuoi voli aerei economici
avremmo fatto una figura migliore ad annegare ubriachi l’ altra sera nel tevere
avremmo fatto una figura migliore a continuare a bere e annegare l’ altra sera a trastevere